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Il campo Santo

August 15, 2013 at 8:10pm

 Il campo Santo

 

 

Non ero più andato in cimitero da una tristissima giornata del 1986, in cui un mio caro amico e fratello in musica, se ne andò in maniera tanto triste e violenta, da far sì che il suo funerale diventasse una vera e propria via crucis per tutta la sua famiglia in primis, ovviamente; ma anche un po’ per tutti quelli che lo conoscevano bene e che quel giorno erano lì. Le urla strazianti di sua madre che gridava: *Non ti lascerò mai più da solo* hanno risuonato nelle mie orecchie per tutti questi anni; consolate solo dalla fiducia che nel disegno divino, quel dolore avesse una funzione che nessuno, nemmeno sua madre, potesse allora capire. Oppure, come tendo di più a credere per il tipo di fede che ho, che quello fosse l’ennesima manifestazione che il nostro mondo e’ il regno del male e che il bene e’ e sarà sempre destinato a rimanere nascosto dalla prevalenza della malvagità, dell’errore e dell’orrore.

 

Ma tant’e’; da allora non sono mai più riuscito ad avvicinarmi a quel luogo; mi sembrava che il farlo avrebbe avvicinato il mio destino a quello del dolore di chi ha assaggiato l’amaro sapore della perdita. Una cosa totalmente ed assolutamente superstiziosa, stupidamente ed anacronisticamente medievale. E mi ero ripromesso di smetterla con questa sciocchezza non appena la mia famiglia avrebbe avuto il primo lutto; cosa che mi avrebbe quindi obbligato – per così dire – ad interrompere questo mio embargo idiota verso il cimitero.

 

Ed il giorno e’ arrivato la settimana scorsa con la dipartita di mio padre.

 

Così oggi, dopo quasi 30 anni, approfittando del fatto che la festa di precetto dell’Assunzione si svolge nel vuoto agostano e, soprattutto, che avrei così accompagnato mia mamma che era ovviamente desiderosa di andare, ci sono tornato.

 

L’ingresso e la prima parte del cimitero li ho trovati sostanzialmente uguali a come li ricordavo, pur se qualche cambiamento strutturale ci sarà sicuramente stato. Anche la costruzione centrale che spicca su tutto lo spazio mi ha dato l’impressione di essere uguale. Ho camminato con mia madre fino al posto in cui riposa mio papà. Ci siam fermati ed abbiam pregato un po’ insieme. Poi, come avevo previsto, sono andato via da solo per un po’, dicendo a mia madre che sarei tornato dopo qualche minuto. Volevo cercare le persone che era da anni che volevo vedere e non avevo mai avuto il coraggio di andare a trovare. Pensavo che ne avrei trovate un bel po’; ma non erano un bel po’, erano tantissime, erano una frotta. Sarà ovviamente anche una questione anagrafica, ma man mano che trovavo persone che conoscevo, mi rendevo conto che una parte enorme della mia vita si trova ormai nella dimensione ultraterrena. Una parte enorme. E man mano che li trovavo, avevo sempre più la sensazione che fossero sempre stati con me. E non solo non provavo nessun senso di sgomento, di disagio o di ansia; ma mi scoprivo a fare facce sorprese come quando si trova qualcuno dopo tanto tempo in piazza o in giro per le strade. *Ma sei qui?* *Cosa ci fai tu qua* *Anche tu? Non lo sapevo fossi qui?* Forse qualcuna di queste cose l’ho detta addirittura ad alta voce. E mi sono accorto che stavo sorridendo. Ero contento di averle riviste, anche se solo nel posto virtuale in cui giace il loro corpo. Ma sentivo che tanta parte di me era vissuta con tanti di loro e sentivo che era bello essere andato a salutarli. Ed avevo la sensazione che anche loro sentissero la mia presenza. Ho camminato un bel po’ in mezzo a loro, leggero, parlando e pregando sottovoce si’, ma non in silenzio e non in raccoglimento. Ne ho trovati tantissimi; e tantissimi altri andrò a trovarli le prossime volte. La mia vita e’ stata parte della loro e non c’e’ confine reale che separi le nostre anime.

Quando sono tornato da mia madre mi sentivo talmente soddisfatto da essere stupidamente ed infantilmente contento; entusiasta come un bambino che trova un gioco imprevisto dietro casa. Le ho detto di quelli che ho visto e che conosceva anche lei e le ho raccontato alcune storie di quelli che non conosceva. E, tornando sull’assolata e deserta strada che torna dal cimitero verso il centro di Piove, mi sembrava di essere stato non certo in un luogo funebre, ma in un posto pieno di gente che conoscevo e con cui avevo scambiato un po’ di chiacchiere, passando uno dei Ferragosto più intensi e fruttuosi della mia vita.

Ed ho ricordato il nome vero che ha il cimitero: camposanto; il campo Santo.

Lo e’ davvero.