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Un disco nuovo di Dylan e’ un rito particolare; credo sia cosi’ per qualsiasi dylaniano di qualsiasi latitudine.

Non lo ascolto in macchina, che pur e’ il luogo in cui mi apparto piu’ volentieri con la musica, in quanto posso cantare a squarciagola e tenere il volume che voglio.

Non lo ascolto facendo altro, o in compagnia.

No; devo trovare l’oretta libera da impegni e la sicurezza di essere solo ( 2 orette, veramente, dall’avvento del Cd) e stare li’, ascoltando tutto in una volta prendendo appunti senza mai, dico rigorosamente mai, fermare il disco.

Poi, eventualmente, posso tornare indietro per avere qualche conferma, togliermi qualche curiosita’.

Ma il primo ascolto devo farlo cosi’, con questa ritualita’ quasi religiosa.

 

E’ l’11 Settembre del 2001 quando alla Virgin Records di Padova esce *Love And Theft*

Versione completa, cioe’ con la bellissima e scomodissima confezione in cartone che non ha il jewel box ma contiene due cd separati, il secondo essendo la versione *remastered* di *times* con un cambio nel testo e  *I Was Young….*.. Operazione assurda, perche’ il secondo pezzo era si’ inedito in registrazioni ufficiali, ma resta operazione assurda pensare di centellinare cosi’ le 300 canzoni di Dylan ancora inedite che ancora ci sono.

Fate un Bootleg Series vol. 7-30 e fatela finita, anche perche’ da quando c’e’ il net tutti abbiamo tutto.

Misteri delle politiche delle multinazionali.

Ok, torniamo al disco *vero*

Mi chiudo in camera e stacco il telefono.

Lucia dovrebbe tornare verso le 15, ho circa 4 ore di tempo.

Piu’ che sufficiente.

Alle 15 di quel giorno, poi, sarebbero accadute cose che avrebbero fatto passare il nuovo disco di Dylan in secondo piano, ma questa e’ una storia diversa e che tutti conoscete quanto me.

Il campanello, con la porta chiusa, lo sento poco, quindi non rispondo….ci siamo, posso partire con la mia nuova avventura Dylaniana in studio.

 

TWEEDLE DEE AND TWEEDLE DUM

C’erano perplessita’, in RMD, per via del titolo.

Temevano fosse un’altra Wiggle Wiggle.

Io, da buon bastian contrario a tutti i costi, non le condividevo.

Perche’ un titolo che fa intuire leggerezza porta spesso capolavori assoluti, e soprattutto perche’ Wiggle Wiggle, ma tutto UnderTheRedSky in assoluto, e’ un lavoro che non mi dispiace per nulla.

Ma in effetti TDATD e’ tutt’altra cosa.

A parte che l’andatura del pezzo si era gia’ sentita nei promo del disco, il testo e’ decisamente *politically-oriented* (bene!!!) o qantomeno metaforico e non d’amore (bene!!!), il ritmo piu’ blues e meno rock.

Manca un po’ di batteria ed un refrain piu’ incisivo, senno’ poteva essere all’altezza di *maggie’sfarm*, che e’ il brano che mi fa venire in mente subito.

 

MISSISSIPPI

Anche questa, in un certo senso, e’ un po’ gia’ sentita, data la versione di Sheryl Crow.

Mi ero immaginato spesso come potesse esere fatta da Dylan, ma non andavo oltre il solito country-rock trascinato alla *Tom Thumb’s*

Invece questo e’ un capolavoro assoluto.

Incalza, avvolge, la canti, ipnotizza.

Il miglior Dylan.

Se avesse ancora voce (in senso di capacita’ polmonare) e la facesse in Mi, o addirittura urlata in Sol, saremmo addirittura a Desire.

Ma anche cosi’ e’ un pezzo eccezionale, tra *Rolling Stone* e *Where are You Tonight*, roba da riempirti un anno intero.

 

Nota:

anche dopo 3 anni, Mississippi, pur nell’ambito di un disco che alla fine non mi piacera granche’ (e nei pezzi che giudicai deboli all’inizio mi piace ancor meno di allora),  resta nella mia Top20 dei pezzi di Dylan di tutti i tempi)

 

 

SUMMER DAYS

Rock&Roll, come dicevano in lista; era tutto vero.

Ma, secondo me, si trascina stanca ed e’ quasi un pretesto per cantare un testo che invece e’ bellissimo ( ma lo sono praticamente tutti quelli di questo disco, tranne Moonlight, che riesce nell’ardua impresa di essere la piu’ brutta musica di Dylan accoppiata al  testo meno intelligente di tutta la sua carriera)

Esercizio di stile, abbastanza inutile.

 

BYE AND BYE

Ahia!

A parte l’incomprensibile titolo ed alcune battute da avanspettacolo (sedersi sull’orologio per essere *on time*, terribile!!!), e’ un’orribile canzonetta da anni ’30, tra l’altro un po’ scopiazzata da Blue Moon…..il canto e’ scialbo e indeciso, la chiusura sulla strofa fa pensare ad una produzione affrettata.

Proviamo a dimenticare.

 

LONESOME DAY BLUES

Vabbe’, il blues c’e’, suona bene ed e’ cattivo.

Anche la voce di Dylan sembra tornare a *Man Of Peace*, *neighborhood bully*, insomma quasi 20 anni prima per potenza ed espressivita’.

Ma il tema e’:

Chi ascolterebbe oggi un gruppo che facesse *leopard-skin pill box hat*???

Insomma, sembra Dylan che fa le cover di se stesso e non ha senso, secondo me.

Pone il problema del valore dell’arte quando e’ di rottura, ma che perde senso se e’ *rifatta*

Un pittore, in un libro di Vonnegut, chiede al sindaco del suo paese di riconoscergli stato d’artista per un’opera d’arte astratta.

Il sindaco gli dice che odia l’arte astratta perche’ *la saprebbe fare anche lui*

L’artista gli ribatte che *dopo della sua* tutti la saprebbero fare, ma non prima.

E’ lo stesso problema dell’arte di maniera, come e’ il blues a 12 bars.

Quando hai fatto *highway 61*, che fai a fare *Lonesome Day Blues*?

 

FLOATER
Lounge music, crooning, chansonnier parisienne, un riff (brutto e demode’) rubato non ricordo da chi (lo sanno in RMD).

Bruttissimo pezzo, testo splendido.

 

HIGHWATER
In lista ne parlavano come il capolavor dell’album.

Beh, io ne ho gia’ trovato uno, se diventassero due, L&T entrerebbe negli album *alti*, nonostante i pezzi *bassi* siano peggio di DUTG e/o KOL, finora J))

Beh, sentiamo!

Si’, parte bene, e’ cattiva, il testo e’ bello ancora una volta, il banjo crea una bella atmosfera, il coro a bocca chiusa e’ accattivante.

Ma non chiude, non succede nulla.

E’ come *It’s Alright Mama* senza i ritornelli.

Pero’ e’ il terzo pezzo che mi piace abbastanza

 

 

MOONLIGHT
Ok, voglio troppo bene a Dylan per parlare di questo pezzo.

Non lo idolatro e quello che non mi piace di lui non mi piace.

Non sono un mitomane e non mi porterei mai a casa un suo autografo o il suo plettro

Non lo trovo un grande pittore e men che meno un buon chitarrista solista.

Ma lo stimo troppo come artista per parlare di un pezzo che dice *dai, restiamo da soli al chiaro di luna* su una melodia che agli amcericani ha ricordato Hank Williams ma a me Sergio Bruni.

Un pezzo che ho cancellato

 

 

HONEST WITH ME

Vedi *lonesome day blues* ed aggiungi una slide copia/incollata da H61

Ma se Picasso rinascesse e facesse un quadro in cui i volti delle persone sono stravolti e straziati e  lo chiamasse *Serajevo* , si griderebbe al capolavoro?

 

 

PO’BOY

Emilio, il dylaniano della porta accanto dice che e’ il suo pezzo preferito.

Mah……la melodia prende, e’ vero, perche’ e’ si’ un po’ crooner anche qui, ma e’ una melodia ironica e swing, non e’ *selfportrait* come gli altri pezzacci ann ’30, qui assomiglia piu’ ai primi dischi, forse al primo in assoluto, *you’re no good*

Il testo e’ uno dei piu’ belli in assoluto di Dylan.

Giudizio sospeso

 

CRY  AWHILE

Vedi *lonesome day blues* e *honest with me*  ed aggiungi un cambio di battuta sul rullo.

Bah……

 

SUGAR BABY

All’inizio sembra uno degli stucchevoli arrangiamenti di Lanois in TooM, ma quando Dylan canta sale di molto.

Proprio un bel pezzo, cattivo al punto giusto, lento ma dal passo lungo.

Bellissimo l’imprevedibile minore sul ritornello e bello anche il *giro* della strofa.

Mi ricorda un po’ *idiot wind* senza batteria e con un po’ meno cattiveria, ma in ogni caso e’ un ottimo pezzo, anche se non a livello *mississippi*.

 

Insomma, il primo impatto con l’album non e’ certo positivo; il disco ha diversi pezzi deboli, segnatamente i tre blues, alcuni numeri *ordinari* e solo due/tre pezzi sono decisamente buoni, uno eccellente.

Pero’ c’e’anche quanto di peggio si poteva intuire dalla svolta *classica* del Dylan post-malattia: la calma obbligatoria che l’autore deve usare nell’uso della voce, una tendenza a tornare ai vecchi tempi della canzone americana pioneristica, gia’ intuibile da alcune cose ripescate *live* e, soprattutto, dai numeri *unreleased* inclusi nelle colonne sonore di *Ya Ya Sisterhood* e *The Sopranos* (mi riferisco alle impresentabili *Return To Me* e *Waiting For You*), fanno si’ che l’album suoni stanco e, soprattutto, vecchio.

Sia come prospettive che, soprattutto, come suoni ed arrangiamenti.

Ed e’ un peccato perche’ il grande autore americano dimostra di non avere esaurito la vena ispiratrice, di non essere affatto *slavato*, come dicono loro.

Lo dimostrano il paio di pezzi di cui si e’ detto, ma, soprattutto, gli eccellenti testi, ma cosi’ profondi e pensati negli ultimi 20 anni, secondo me.

Per la musica, si metta Hard Rain o Desire sul piatto e si sogni.

L’album andra’, nel mio registro personale, tra quelli che contengono gran cose ma anche un sacco di inutili fillers.

Come Infidels, come Pat Garrett.

Riprenditi una corista come Emmilou Harris e l’armonica, Bob.

E senno’ fa un po’ come credi; quello che mi hai dato in tutti questi anni fa si’ che non ti debba piu’ chiedere un bel disco nuovo.

Mi bastano ed avanzano tutti i grandi dischi nuovi che ho gia’ avuto.

E quando mi arriva anche una Mississippi in piu’, ringrazio e prego.